PROPOSTE PER LA STAGIONE TEATRALE 2011 - 2012

Isa Danieli
in
L’ABISSINA
Paesaggio con figure

testo e regia di Ugo Chiti
con Barbara Enrichi,
Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci,
e Lorenzo Carmagnini, Andrea Corti, Giulia Rupi, Cristina Torrisi

scene Daniele Spisa
Costumi Giuliana Colzi
Luci Marco Messeri
Musica originale e adattamento Vanni Cassori e Jonathan Chiti

Uno spaccato di vita contadina sospeso tra cupezza e comicità. Un viaggio nei primi anni del ‘900, all’origine della nostra storia la cui eco si riverbera fino agli anni della cronaca più recente. L’ABISSINA Paesaggio con figure è la prima pietra di quell’edificio drammaturgico che Ugo Chiti ha costruito intorno alla sua Arca Azzurra per raccontare attraverso il microcosmo rurale toscano un paesaggio ben più vasto, quello della storia del nostro intero paese nel corso di tutto il secolo scorso fino ad approdare a questi anni 2000.
Non è un caso che tale testo, messo in scena la prima volta dalla compagnia nel 1993, abbia trovato in Isa Danieli un interesse così forte da suggerirne il riallestimento che vedesse la grande attrice napoletana al centro della vicenda, a suo modo “verghiana”, del balletto tragicomico intorno al vecchio despota Lucesio che in un’agonia continuamente interrotta, sempre sull’orlo della morte da tutti invocata, è alla ricerca di un erede degno della sua “roba”, in un crescendo parossistico di nascite mostruose.
Accolto al suo debutto da una unanimità di consensi critici a volte entusiastici, dopo che molti, semplici spettatori e operatori del settore, hanno più volte richiesto una ripresa dello spettacolo, questo affresco illuminato da una luce cruda, attraversato da continue sciabolate di secca comicità e da un feroce sarcasmo, questo L’ABISSINA Paesaggio con figure è il primo lavoro che Arca Azzurra ripropone in una nuova versione, dopo aver presentato al suo pubblico, per ventisette anni, solo testi inediti quasi tutti scritti dal suo “dramaturg” Ugo Chiti.

La storia

Toscana 1910. Un medico, modesto pittore dilettante, ritrae Volpino e sua moglie Argia incinta di sei mesi. Il medico è assertore di una pittura il più possibile aderente alla realtà e la sua visione del mondo non va al di là di una manierata convenzionalità.
I due occasionali modelli sono poveri, pieni di figli e si prestano a farsi ritrarre in mezzo ad una strada bianca sotto il sole cocente per raccogliere informazioni dal medico sul decorso della malattia che ha colpito Lucesio, ricco, tirannico possidente, zio di Volpino, unico suo erede.
Il vecchio sta agonizzando da vari giorni, Volpino attende la morte dello zio come unica soluzione alla sua miseria, ma anche come rivalsa per tutte le umiliazioni subite. Nunzia, serva e amante del vecchio vorrebbe far riconoscere all’uomo in punto di morte la paternità della figlia Giacinta, afflitta da una evidente deformità.
Lucesio è perseguitato da una grottesca dannazione: malgrado una esuberante virilità, nella sua vita ha concepito solo creature mostruose, sopravvissute poche ora al parto. Ossessionato dal desiderio di avere un figlio sano ha messo incinta Ersilia, la moglie bambina del suo amministratore Gedeone, sicuramente con la complicità morale di quest’ultimo.
Un improvviso miglioramento del vecchio Lucesio crea intorno al suo letto un continuo alternarsi di attese, n gioco di piccoli interessi che coinvolgono i destini dei vari personaggi, tra cui una vecchia contessa ormai ridotta ad una patetica larva.
Gradualmente il dottore viene a conoscenza delle diverse paure che animano i personaggi: l’angoscia di partorire un mostro che attanaglia Ersilia, i timori di Nunzia che la spingono a pianificare impossibili alleanze con la famiglia di Volpino. Tutto sempre segnato dall’inquietante presenza di nascite mostruose.
Ersilia darà alla luce una ennesima creatura deforme e morta e il tirannico Lucesio ricadrà in una delirante agonia mettendo ancora in moto le speranze di Volpino, ma il grido della moglie lascia intendere che anche lei è incinta del vecchio Lucesio e quindi portatrice di un nuovo mostro.

Alessandro Benvenuti
in
BENVENUTI VERSUS CHITI
regia Alessandro Benvenuti


Dopo aver lavorato assieme in cinema co-sceneggiando sette film - Benvenuti in casa Gori, Zitti e Mosca, Ritorno a casa Gori, Caino & Caino, Belle al bar, Ivo il Tardivo e Ti spiace se bacio mamma? - aver firmato a quattro mani una opera cult come la Trilogia dei Gori per il teatro e aver condiviso la fortunata tournée di Nero Cardinale, Alessandro Benvenuti e Ugo Chiti si riuniscono di nuovo in questa avventura che raccoglie i migliori monologhi che negli anni i due autori hanno scritto per il teatro. Benvenuti vs. Chiti racconta dunque del desiderio di sposare di nuovo il talento di due amici fraterni che hanno fatto del teatro uno dei principali scopi della loro vita.

Mandragola di Niccolò Machiavelli
ideazione dello spazio, adattamento e regia di Ugo Chiti
con Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci e Lorenzo Carmagnini, Giulia Rupi, Paolo Ciotti

Ci sono appuntamenti che si possono rimandare a lungo, che si può per anni far finta di non dover onorare, ma arriva prima o poi il momento che quell’incontro diventa irrinunciabile e ti si presenta con l’urgenza che merita, come una necessità, un passo irrimandabile.
Questa è la Mandragola di Niccolò Machiavelli per l’Arca Azzurra, un incontro che si sapeva di non poter eludere eppure sempre rimandato, sempre spostato più in là nel tempo, finché appena doppiata la boa dei venticinque anni di attività, dopo aver in qualche modo sfiorato il grande classico cinquecentesco, con la messinscena dell’altro grande testo del segretario fiorentino, quella “Clizia” che scrisse proprio a due passi da casa nostra, durante il suo esilio a Santa Andrea in Percussina, e che abbiamo portato sulle scene nel 1999, eccoci finalmente dinanzi a quella che da più parti viene definita la “Commedia perfetta”, vero e proprio prototipo di tutta la letteratura teatrale italiana cinque e seicentesca.
La beffa che porta Callimaco nel letto della bella Lucrezia, approfittando della dabbenaggine dell’anziano marito di lei Messer Nicia, con l’aiuto del mezzano Ligurio, e del cinismo di fra Timoteo, era da moltissimi anni nei piani della compagnia e del suo dramaturg Ugo Chiti, in quella che dall’inizio del loro sodalizio è una delle caratteristiche portanti della scelta delle opere da inserire in repertorio.

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Sono inoltre disponibili:

Il recital
FRAGILE

con Isa Danieli
al pianoforte: Luca Urciuolo
regia di Isa Danieli



Cristalli di memoria che cambiano la luce dove scorre il tempo
Parole, parole che hanno peso e forza se chi le ascolta gli dà il colore giusto.
E se la voglia prepotente di cantarlo il colore dell’amore fosse oggi più legittima?
Io non voglio dare una così grossa responsabilità ad una canzone, ma non sono a volte le canzoni o le poesie cantate che hanno segnato un amore un ricordo, un dolore?
E non è forse vero che la musica, antica o moderna che sia, ha unito intere generazioni?
E allora io stasera sono qui con voi per cantarceli questi ricordi, queste emozioni, diventate così…
Fragili appunto, sotto il peso di un linguaggio che ha imbarbarito anche i rapporti tra la gente.
Perciò, a nuvole basse e leggere voglio affidare il saluto per un tempo migliore di questo.
Isa Danieli

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Lo spettacolo legato alla memoria

AGOSTO ’44: la notte dei ponti

scritto da Ugo Chiti e Massimo Salvianti
ideazione dello spazio e regia Ugo Chiti
con Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci

Vincitore del Premio ENRICO MARIA SALERNO per la Drammaturgia Europea – XIV Edizione – Anno 2008

Ugo Chiti e Massimo Salvianti portano in scena la memoria e l’orgoglio di un popolo, quello di Firenze che nell’estate del 1944 combatté in prima linea per liberarsi dall’occupazione nazifascista, senza attendere l’arrivo degli alleati americani. Al centro della narrazione la notte in cui i tedeschi fecero saltare tutti i ponti di Firenze, risparmiando solo il ponte Vecchio per ostacolare l’avanzata degli alleati. In uno stile ormai inconfondibile, Chiti sceglie di scandire la narrazione alternando testimonianze e storie che trasformano la cronaca dei fatti in un racconto a metà strada tra l’epico ed il popolare: Gina e Giovanna cercano delle candele per farsi luce nel buio del coprifuoco, Galliano, partigiano, accorre dalle campagne e piange per il male che è stato fatto alla sua amata città.
Una civile e intensa rappresentazione che fa pensare, ricordare, riflettere, attenta alla verità storica degli accadimenti, ma anche piena di sincera passione e tenerezza verso le vicende individuali di quel terribile agosto di sessant’anni fa ….

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La trilogia di testi classici

Decamerone – amori e sghignazzi
Adattamento drammaturgico e regia di Ugo Chiti
Da Decamerone di G.Boccaccio
Con: Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci, Teresa Fallai, Alessio Venturini

Mandragola
di Niccolò Machiavelli
ideazione dello spazio, adattamento e regia di Ugo Chiti
con Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci e Lorenzo Carmagnini, Giulia Rupi, Paolo Ciotti

La Clizia
libero adattamento di Ugo Chiti da "Clizia" di Niccolò Machiavelli
regia di Ugo Chiti
ideazione dello spazio, adattamento e regia di Ugo Chiti
con Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci, Daniel Dwerryhouse, Alessio Venturini

N.B.
Gli spettacoli sono rappresentabili per un periodo minimo di sei giorni (due per ogni lavoro)

 
   

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